Verso una psicoterapia digitale
Prima di tutto oggi vengono il dolore per la strage di Melissa e l’impegno per la solidarietà e la reazione di fronte ad ogni forma di violenza.
Nella seicentesca Villa Morando di Lograto si è tenuto, per conto dell’ass. umanamente, Venerdì scorso, 11.5, il dibattito pubblico: “Multitasking: come la rete, il digitale ed i social media stanno cambiando la nostra psiche e la nostra vita”. Ne dà ampiamente conto, sulla culturale pagina culturale del Giornale di Brescia, Tonino Zana, che è stato anche il moderatore dei due relatori della serata, il Prof. Imbasciati, dell’Università di Brescia ed il Prof. Martignoni, dell’Università di Friborgo, oltre che SUPSI ed Insubria. Entrambi, come ben si evince dall’articolo, hanno espresso, chi con argomenti più neurofisiologici, chi con accenti più socio-filosofici, forti preoccupazioni sulle trasformazioni indotte dalla rete e dai nuovi social media sulla nostra mente, le nostre strutture cerebrali e la nostra stessa identità.
Le preoccupate riflessioni logratesi sono a loro volta un piccolo tassello del ben più ampio attuale dibattito su rischi e vantaggi della rete, che vede schierati con ottimi argomenti opposti ed illustri fronti da Morozov a Spadaro. Gianni Riotta riassumeva tra gli altri la querelle tra digital-ottimisti e pessimisti tempo fa su tuttolibri consigliando eccellenti libri sul tema – ma ricorderei sicuramente anche “Edeologia” e “Cambiare pagina” di De Biase ed anche il sia pur fin troppo citato “Internet ci rende stupidi?” di Carr.
Se è doveroso essere attenti ai rischi di rete e social media non si può infatti canto non sottolineare i vantaggi non solo comunicativi ma anche conoscitivi, formativi, partecipativi e dunque anche sociali e politici che il digitale porta con sé. È quello che appunto Luca De Biase nel suo blog, divenuto una sorta di moderna enciclopedia in rete dell’innovazione, non si stanca mai di evidenziare e soprattutto di spiegare efficacemente. in Anche il processo di frammentazione e ricostruzione dell’identità personale che si sta consumando sotto i nostri più o meno partecipi occhi può essere osservato da molteplici e non tutte negative angolature. A me sembra ad es. che i nuovi multiformi profili dei social media possano essere interpretati come delle chimere realtà/virtuale chimere realtà/virtuale e che come tali rientrino pienamente nella corrente di destrutturazione dell’io in cui ci la modernità (a partire da Hoffmann) ci ha introdotto e che un critico come Magris magistralmente ci illustra. Ma queste stesse chimere costituiscono pure un tentativo di opporsi alla corrente frammentativa costituendo una nuova, come sempre transitoria identità.
Con analogo ottimismo molti psichiatri, psicanalisti, psicologi e psicoterapeuti, soprattutto nei paesi anglosassoni, si sono aperti al digitale, riscontrandovi grandi potenzialità non solo per la comunicazione, l’informazione e la formazione in campo psicologico/psichiatrico ma anche per la consulenza e la psicoterapia. Sì proprio la psicoterapia, già divenuta in diversi paesi online, o eTherapy . Il Dr. A. Balick, psicoterapeuta e membro dello staff del Centro per gli studi psicoanalitici all’Università di Essex, illustra bene le premesse teoriche della questione nel suo divertente in cui evidenzia il paradosso di una disciplina, la psicanalisi appunto, nata come rivoluzionaria all’inizio del 20 secolo e che rischia di apparire ora un dinosauro, pur avendo invece in sé grandi potenzialità non solo per aggiornarsi al digitale ma anche e soprattutto per aiutare a comprendere i nuovi media e dunque la nuova società e noi stessi. Balick ricorda tra l’altro come Freud, pur avendo completato l’Interpretazione dei sogni nel già 1899 abbia atteso il 1900 per la pubblicazione proprio perché la sua opera uscisse nel nuovo secolo, che ne è stato infatti profondamente segnato. Lo psicoterapeuta britannico conclude constatando che, se pur Freud non avrebbe probabilmente twittato, è significativo che lo facciano (per lui) due prestigiose istituzioni psicoanalitiche londinesi, l’istituto di psicoanalisi (@Psych0analysis) – tra l’altro con brillanti temi al confine tra letteratura e psicanalisi – ed il Freud Museum London (@freudmuslondon). Un altro articolo di Heyman e Speyer sull’ Online Therapy Institute fa il punto sull’efficacia della psicoterapia online che, parafrasando la celebre definizione freudiana della psicoanalisi come talking cure (terapia della conversazione), gli articolisti definiscono come writing cure (terapia della scrittura), perché basata appunto sullo scambio di mails tra paziente e terapeuta.
Le radicali trasformazioni di setting e dunque del tipo di rapporto paziente-terapeuta che le nuove condizioni comportano sono evidenti anche ai profani e necessitano dunque di attente e meditate riflessioni. Ma come non ricordare che proprio la sperimentazione di nuove tecniche e nuovi settings sta alla base della nostra disciplina? In Italia tra gli altri Migone, direttore di Psicoterapia e scienze umane, e Merciai, autore de “La psicanalisi nelle terre di confine”, sono stati tra i primi in ambito analitico a guardare e riflettere con apertura ed interesse al tema della psicoterapia online. Migone nel suo articolo “ psicoterapia con Internet“ conclude equilibratamente che “la realtà “virtuale” e quella “reale” (…) non sono l’una superiore o inferiore all’altra, ma due diversi tipi di esperienza, ciascuna rispettabile e meritevole di essere indagata, e ciascuna capace di fornirci preziose informazioni sulla natura umana”.Merciai nel suo “Psicoterapia online: un su misura” si spinge ancora più avanti arrivando alla conclusione “che una psicoterapia online (e, più specificamente, una psicoterapia di indirizzo psicodinamico) possa esistere, che sia anzi indispensabile e doverosa in molti casi” poiché spetta a noi terapeuti “essere disponibili invece a costruire il vestito su misura che il nostro paziente ci chiede e ci ha sempre chiesto. Un vestito su misura – non un prêt-à-porter preconfezionato e a taglie rigide – che potrebbe anche essere, se e quando necessario, parzialmente o integralmente via Internet”.
Non ho né autorità né autorevolezza per esprimere opinioni personali sulla trasformazione o meno in senso digitale della psicoterapia, trovo comunque tale fase di passaggio molto interessante e la sfida che essa pone a noi terapeuti quanto mai affascinante proprio perché, come afferma Merciai “lo spirito coraggioso ed innovativo costituisce, …, la vera lezione dei grandi maestri della nostra disciplina – da Freud a Bion”.
Sarà dunque un piacere riflettere su questi ed altri temi nel congresso “Multitasking: come la rete, il digitale ed i social media stanno cambiando la nostra psiche e la nostra vita” che, organizzato dall’ass. uma.na.mente, si terrà il 29 settembre ancora una volta negli splendidi ambienti di Villa Morando, segno tangibile di una storia di civiltà ed arte che accoglie in sé e si apre al nuovo.
Giuliano Castigliego
Dibattito Pubblico sul Multitasking a villa Morando, Lograto (Bs), 11.5.2012
Nell’articolo di Tonino Zana il resoconto del dibattito:

Come la rete, il digitale ed i social media stanno
cambiando la nostra psiche e la nostra vita.
Venerdì 11.5.2012 ore 20,30
La rete ed i social media come facebook e twitter hanno radicalmente trasformato i nostri modi di comunicare. Non solo nei giovani, ma anche negli anziani, che stanno divenendo un gruppo in rapida crescita della rete. La nostra stessa modalità di percezione della realtà, di elaborazione degli stimoli viene profondamente modificata da una sempre più diffusa contemporanea molteplicità di processi, il multitasking appunto. Tali trasformazioni di percezione, funzionamento e comunicazione influenzano a loro volta la nostra psiche. Per alcuni ci troviamo di fronte alla straordinaria opportunità di aprire a tutti la conoscenza e creare una solidale e partecipata intelligenza collettiva. Per altri incombe invece su di noi lo spettro del controllo totale. Anche negli ambiti della psichiatria, psicologia e psicoterapia gli sviluppi futuri sono incerti e discordanti. La rete apre da un lato nuove ed inaspettate possibilità terapeutiche. D’altro canto internet ed i social media non sono privi di pericoli ed i disturbi psichici correlati al loro abuso sono in crescita.
Senza catastrofismi da un lato e facili euforie dall’altro ci proponiamo di capire meglio e discutere come le trasformazioni del digitale influenzano la nostra vita e la nostra mente, quali sono le opportunità ed i rischi nell’oggi e per il domani.
Relatori
Prof. Dott. A. Imbasciati (Univ. Brescia, Fac. Medicina e Chirurgia, Psicologia Clinica e Dinamica)
Prof. Dr. med. G. Martignoni (Univ. Lugano, Friborgo, Svizzera; Univ. dell’ Insubria)
Moderatore Dott. T. Zana (Inviato speciale, Giornale di Brescia)
Seguirà a Settembre una giornata interamente dedicata all’argomento. In futuro verranno pubblicati il programma dettagliato e le istruzioni per partecipare.
Crisi, suicidi e superamento della vergogna
Toccato ed incalzato, come tutti, dai sempre più frequenti suicidi per motivi economici e dal recente sequestro di numerose persone da parte di un imprenditore disperato presso la sede Equitalia di Romano di Lombardia, torno sul tema ribadendo alcune riflessioni già svolte ed ampliandone altre.
Da un lato l’attenzione prestata dai media ai suicidi “per motivi economici” è certo doverosa, a maggior ragione in un momento in cui, presi dalle cifre della crisi e della spending review, rischiamo di dimenticare gli uomini e le donne di carne e di sangue che ne patiscono le conseguenze. D’altro canto la diffusione delle notizie di suicidio sui media tradizionali ed ancor più sui social media suscita interrogativi e riflessioni. I giornalisti sono certo ben consapevoli del contagio emotivo e dunque del potenziale effetto imitativo delle notizie di suicidio – denominato effetto Werther proprio a causa dell’onda di suicidi registrata in tutta Europa dopo la pubblicazione dell’opera di Goethe “I dolori del giovane Werther”, in cui il protagonista si suicida a causa di un amore infelice. La legge italiana sulla stampa, all’articolo 15, pone in tali casi precise regole in vista appunto della tutela della salute, regole che valgono anche per la televisione. Ma tutti i blogger e gli users di social media sono altrettanto informati e preparati per gestire la carica emotiva di tali notizie in un contesto caratterizzato proprio dalla ricerca del contagio, del “viral”? E quei politici che tale catena di suicidi usano o della quale forse meglio sarebbe dire abusano a scopi elettorali? Quelli che mettono ad es. i suicidi in conto a Monti, che fanno #ParagoniSantachè tra Equitalia e la mafia o che vogliono cacciare Equitalia dalla città – solo dalla loro naturalmente – , che si offrono di pagare le spese legali al disperato sequestratore di Romano lombardo? (continua…)
Paragoni di chissachiè, neuroni specchio e social media
Una persona ha recentemente paragonato Nilde Jotti a Nicòle Minetti per il fatto che entrambe avrebbero fatto carriera politica grazie alla scorciatoia del rapporto sessuale con il potente di turno. Bypassando completamente l’analisi storica, politica ed anche personale, tale persona ha ridotto la vita di queste due donne ai loro presunti comportamenti sessuali, riducendo poi questi ultimi a mero desiderio di potenza. Tale riduzione è stata poi assolutizzata in quanto istinti di per sé naturali e comprensibili sono stati assolutizzati, per parificare ciò che è diverso. (Nella giovane Nilde Jotti il fascino del potere avrà certo esercitato una qualche influenza ma ciò non sminuisce affatto la sua moralità né tanto meno le sue qualità politiche). (continua…)
Suicidi “economici”
Per una di quelle strane coincidenze della vita che ne testimoniano al tempo stesso la tragicità e la ricchezza ho visto comparire sullo schermo del mio telefonino questi due tweet contemporaneamente:
“Ti prego non mi far scegliere….se dovessi buttarne giù uno (tra Tasso e Ariosto ndr) dalla torre preferirei suicidarmi”.
“Donna suicida dopo taglio pensione reversibilità”.
Poco dopo compariva anche il tweet che dava conto della dichiarazione di Di Pietro, insuperato maestro di sensibilità e finezza:
“Monti ha sulla coscienza i suicidi di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese”
In un altro tweet la notizia “Crisi: Cgia, suicidi per motivi economici cresciuti del 24,6%” veniva utilizzata come richiamo per invitare a partecipare “al dibattito su economia, crisi e futuro http…” in cui peraltro non si parlava affatto di suicidi e si ometteva di riferire che il citato aumento di suicidi per motivi economici era riferito al periodo 2008-2010!
Numerosissime poi su twitter come su tutti i media le notizie sui singoli suicidi di pensionati, imprenditori e pensionati interpretati per lo più come segni di una “crisi (che) scuote drammaticamente l’equilibrio psichico della nazione”. (continua…)

