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#tmente Grazie a tutt* e …

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L’esperimento di #tmente ,”un ponte di Tweet tra #arte e #disagio”, si è concluso ieri dopo una settimana di partecipazione vivace ed intensa.
Non spetta a me dare giudizi. È ancora troppo presto per le analisi che non potranno comunque prescindere dagli splendidi Tweetbooks di @atrapurpurea

http://linkis.com/trytweetbook.com/ZvrjK

http://ln.is/trytweetbook.com/GKdSy

http://linkis.com/trytweetbook.com/jdp3c

http://ln.is/trytweetbook.com/ig4Ri

Per altre, più matematiche, analisi allego qui la rappresentazione grafica del Twitter-Sentiment di #tmente ottenibile con http://www.etcml.com http://www.etcml.com/#about
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Qui solo qualche breve nota a caldo:

– Innanzitutto un ringraziamento: a @atrapurpurea , @FChiusaroli (#scritturebrevi) , @eucromia Sergio De Rosa @GiovanniFanfoni , e @IsaInghirami , Elisa Lucchesi (#TwiSofia) meravigliose/i compagne/i di #tmente avventura.
E a tutte/i coloro che hanno contribuito con originalità e “passione” (vox media) a costruire il lungo ed affascinante ponte di tweet tra arte e disagio. Senza di loro non sarebbe stato possibile né allestire lo straordinario ponte http://www.theguardian.com/artanddesign/2014/jan/02/alain-de-botton-guide-art-therapy via @GiovanniFanfoni né arrivare alla nuova conoscenze e sensibilità dell’altra riva – e le divagazioni sono come dice @GiovanniFanfoni sempre benvenute e spesso generative, nel senso di @GiaccardiChiara , ancor meglio se formulate con #scritturebrevi ( @FChiusaroli ) e sperimentali come #TwiSofia ( @IsaInghirami Elisa Lucchesi)

– una (non scontata) constatazione: per sette giorni è stato possibile twittare, discutere e riflettere su un tema certo non facile quale quello del disagio psichico in tutte le sue dolorose forme, nella consapevolezza che tutti siamo un po’ diversi e che “la normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare” – cosa di cui tutti abbiamo certo bisogno, soprattutto nella fretta del quotidiano – “ma non vi cresce nessun fiore”. V. Van Gogh via @PaolaGiannelli – fiore di cui abbiamo tutti ancor più bisogno proprio per la fretta del quotidiano.

– una conferma: la narrazione e l’arte in generale svolgono un ruolo di oggetto relazionale e di ponte, che ci consente da un lato di identificarci con il disagio (turbamento/sofferenza/malattia) dei personaggi artistici e al tempo stesso ci garantisce la necessaria protezione della maschera per aprirci al dialogo con noi stessi e gli altri

– un’ (altra) conferma
Siamo, come dice Gottschall animali narrativi http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-04-01/evolversi-le-storie-083829.shtml?uuid=ABzXnN7 e la cura della nostro disagio psichico avviene (anche) attraverso la trasformazione della storia http://www.formevitali.it/2012/07/01/storie-che-curano/ che noi raccontiamo su noi stessi. Attraverso la narrazione che si sviluppa nel dialogo con il terapeuta, il gruppo e/o noi stessi, riflettiamo sulla sofferenza che (inevitabilmente) patiamo e le diamo, (cerchiamo di darle) senso. Un senso individuale e soggettivo, che nasce imprevedibilmente dal confronto attivo con il patimento stesso e non può esser determinato astrattamente prima. Non vale nel disagio psichico (nella vita?) il “se me lo dicevi prima” http://m.youtube.com/watch?v=a4IyBle4P7g&feature=kp

– un’ipotesi: che si possa forse utilizzare Twitter come una sorta di (e sottolineo forse e sorta di) gruppo Balint http://www.umanamenteonline.it/wp-content/uploads/2012/01/Abstract-Dr.-G.-Castigliego.pdf online, in cui un tema, meglio un rapporto – in questo caso il rapporto con il disagio psichico e con l’arte – possa essere discusso e analizzato. Non solo grazie ai preziosi contributi razionali dei partecipanti, ma anche alla luce della loro sensibilità emotiva e dell’atmosfera emozionale che viene in tal modo a crearsi nel “gruppo”. Tale atmosfera si sviluppa, in modo autonomo e all’avvio non (totalmente o affatto) prevedibile, secondo una dinamica che ho cercato di riassumere, come fa il conduttore dei gruppi Balint, con le parole dei partecipanti nei “fili” scritti alla fine/avvio di ogni giornata (#tmente1 , 2,3 etc- che poi ci sia riuscito è altra cosa…). Ho ritenuto di scorgere in questa psicodinamica uno sviluppo che dal travolgente materiale iniziale di immagini, parole e suoni (domenica 13.4) ha condotto poi al non facile confronto (pubblico e spt interiore) con i sentimenti (altrui e propri) connessi al disagio psichico (tristezza, dolore, disperazione, impotenza, rabbia, etc.) ma anche con le risorse che esso può mobilizzare in noi. Tale confronto ha dato poi luogo al sensibile dialogo tra i partecipanti (spt. giovedì 17) specchio di un dialogo con parti nascoste dell’altro e spt di sé, prima emotivamente percepite e poi sempre più razionalmente espresse. Fino ad arrivare alla (meta)conclusioni (di domenica 20) sulle possibilità di conoscenza/riflessione tramite Twitter

– un'(altra) ipotesi: che Twitter appunto, oltre che l’aborrito luogo di narcisistico rispecchiamento, possa essere anche luogo e spt. modo per vederci e conoscerci meglio rifratti nella percezione altrui, perché, come scrive http://laforzadegliaquiloni.blogspot.it/2014/04/tmente.html Sergio De Rosa @eucromia ”
Il disagio è forse l’impossibilità o il rifiuto di uno specchio”. http://t.co/jX63Kfy1db
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A differenza dei protagonisti della fiaba di #tmente, noi non abbiamo a disposizione un regno, un mago, né un magico lago – e anche il drago di @LelysaBelle ha sempre il cellulare staccato. Ma come re Ofioch e regina Liris possono vedere le loro immagini capovolte! riflesse nella magica fonte di Urdar, anche noi possiamo vedere riflesse le nostre mille parti in una delle mille gocce di Twitter. Twitter è anche (può essere) specchio di consapevolezza.

Giuliano Castigliego

PS dimenticavo, #tmente continua. Vorremmo portare #tmente nelle scuole, nelle biblioteche, nelle istituzioni psichiatriche.
Siamo interessati e grati per ogni forma di sostegno alle ns. iniziative.
Ass. uma.na.mente
http://www.umanamenteonline.it/turbamento-tmento/
Giuliano Castigliego
castigliego@me.com