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L’inconscio di Internet e di TW

Tip of the Iceberg

 

Ma che forma (o figura geometrica) ha Internet ? E Twitter? La domanda è forse meno peregrina di quello che possa a prima vista sembrare. Me lo chiedevo in questi giorni in cui, sulla scorta delle ben note vicende dell’elezione del Presidente della Repubblica italiana, si rifletteva sull’influenza di Twitter ed Internet sulle decisioni politiche ed inevitabilmente e nuovamente sull’essenza della rete e dei social media (SM). Nelle riflessioni sul tema – alcune davvero interessantissime, quali quelle di @lucasofri Sofri , @lucadebiase  Biase , @fabiochiusi Chiusi  @mante Mantellini  e sicuramente di tanti altri che  avrò dimenticato o non letto – si succedevano infatti svariate forme, figure geometriche, paragoni e metafore. Internet è uno specchio? No un “mero filtro” risponde in un documentato articolo @jacopo_jacoboni  Jacoboni , aggiungendo però poi che, secondo Pariser, sarebbe una bolla. L’Annunziata ribadisce che Internet ha rovesciato la piramide dell’informazione. Guido Vetere per spiegare la natura di Internet si richiama (genialmente) addirittura alle parenclisi epicurea, cioè alla deviazione – “cioè” si fa per dire perchè detta così è nebbia fitta, ma ci torno dopo.  E Luca  Alagna , @ezekiel che riassume e commenta per noi comuni mortali la querelle sull’influenza o meno di Twitter sulla politica italiana, conclude saggiamente che “per sempre più gente oggi Twitter (o la Rete, i Social Media) è un nuovo elemento culturale” ed ammonisce a “smetterla di rappresentarlo come un “mezzo”, come un telefono, un telegrafo, uno strumento che possiamo decidere se usare o no, spento o acceso”.

In questa ridda di forme e metafore, provo a proporre anch’io una  figura geometrica – un triangolo, equilatero –  per rappresentare e capire meglio, anche se molto schematicamente invero, le posizioni sull’influenza di Internet ed in particolare dei SM sulla politica e più in generale sulla società. Ad un angolo del triangolo equilatero ci stanno quelli che affermano che Internet e Twitter hanno un potere straordinario sulle coscienze dei cittadini (italiani), tanto straordinario da proporre come Giuliano Ferrara – per scherzo, si spera – di chiudere i social media (per riaprire i salotti, o i casini?) essendovi il concreto rischio che possiamo divenire, se già non lo siamo, schiavi della rete . All’altro angolo del mio triangolo ci sono invece coloro che riconoscono ad Internet ed ai social media grande influenza, giungendo però alle conclusioni opposte. Proprio perchè Internet ed i social media rappresentano uno straordinario strumento di conoscenza, trasmissione di conoscenza, innovazione, trasparenza e controllo politico per i cittadini, tale strumento dev’essere il più possibile incrementato e diffuso. Ed alla punta di quell’angolo vi sono poi quelli – che hanno dimestichezza con le punte –  e che ritengono che tale strumento rappresenti o sia destinato a rappresentare addirittura l’unico strumento di partecipazione politica democratica, eliminando così la mediazione partitica (e politica) – e dici niente. All’altro angolo – ed è per fortuna l’ultimo – del mio triangolo equilatero vi sono coloro che invece sono molto, molto scettici sull’influenza di Internet e di Twitter sul gioco politico e dimostrano,  dati  alla mano, “che su Twitter probabilmente interagiscono quasi 3,1 milioni di elettori cioè il 6,2% del corpo elettorale” che non è proprio una percentuale bulgara, mentre la  televisione  generalista nazionale, pur in lieve calo dal 2011 al 2012 rimane con l’88% “il mezzo per informarsi con una maggiore penetrazione”, anche se Internet passa dal 51% del 2011 all’attuale 62% e “la condivisione di notizie, di informazione attraverso Facebook e/o Twitter pesa il 23%”.

È evidente, geometrico oserei dire, che più sfumate sono le posizioni, meno acuti divengono gli angoli del mio triangolo, che si trasforma in tal modo in un poligono, il cui numero di lati aumenta sempre di più. Fino a diventare, all’infinito, un cerchio.

Ma a me interessa piuttosto passare dalle figure piane a quelle solide, che indubbiamente meglio esprimono la profondità e la complessità dei rapporti tra Internet e la vita politica e sociale in generale. E qui torno alle complicate inclinazioni epicuree e lucreziane cui si ispira Vetere per spiegare la natura di Internet. Secondo Vetere la vicenda di Rodotà è “una catastrofe (nel senso etimologico), iniziata col piccolo movimento di pochi atomi sociali interconnessi in Rete che, incontrandosi casualmente con altri atomi diretti altrove, è stato infine in grado di segnare le sorti di una Nazione. Non dicano, gli idealisti, che Rodotà ha solo inverato qualche necessità storica riposta altrove. Qui invece, secondo me, si vede chiaramente all’opera la parenclisi epicurea, quella che i Latini chiamarono clinamen (dalla stessa radice viene inclinazione). Cioè: l’accidente, la deviazione, non come trascurabile aberrazione del caso, ma (spiegava Lucrezio) come principio stesso della natura e di ciò che vi accade. Oggi la Rete è il luogo parenclitico per eccellenza, è un acceleratore di particelle sociali, è una natura seconda retta dalle stesse caotiche leggi della prima”.

Insomma la rete ed i SM in particolare, “traduco” liberamente io, sarebbero spazi ed al tempo stesso enzimi che facilitano ed accelerano l’incontro di noi particelle sociali. Ma tali incontri e/o scontri – aggiungo io – non avvengono solo sulla base della nostra cosciente volontà ma anche e soprattutto sulla scorta di forze che non sono sotto il nostro controllo e che si posson chiamare ananke o parenclisi o clinamen ma che qualcuno poco più di cento anni fa ha proficuamente battezzato come inconscio. Freud ha infatti intuito ed evidenziato, con grande disappunto della società civile e scientifica del tempo, quanto ristretti siano i limiti della nostra coscienza e come questa galleggi su un mare di inconscio che non è appunto sotto il nostro controllo ma che anzi ci influenza massicciamente. L’immagine, molto efficace, che ci propone per esprimere il concetto è quella dell’iceberg, in cui la piccola parte emersa rappresenta la coscienza e la parte molto più grande sommersa appunto l’inconscio. Jung parlerà poi di inconscio collettivo per indicare uno strato di inconscio che è innato in noi e che rappresenta una specie di contenitore psichico universale comune a tutti gli esseri umani, cui tutti dunque possiamo attingere.

Lo psicoterapeuta Aaron Balick suggerisce brillantemente che si possa analogamente considerare Internet non solo come superficie comunicativa, culturale etc, ma anche come una sorta di universale proiezione di parti di noi stessi. Così come il sogno è per Freud la via regia all’inconscio, Balick si domanda se “le parti di noi stessi che proiettiamo in Internet, le parole dei nostri tweets e dei nostri blogs possano essere una sorta di sogno sociale, “un’associazione libera” socio-culturale, dalla quale possiamo trarre comprensione per il nostro inconscio collettivo ”

Mi sembra un’intuizione brillante che merita di essere sviluppata ed approfondita. Ci aiuta, insieme ad altri concetti psicanalitici, a capire meglio e più criticamente la rete, ed i social media, le loro potenzialità ed i loro limiti e rischi. Ed a relativizzare le nostre aspettative o meglio illusioni di avere in rete onnipotente influenza e controllo sul mondo circostante. Sia che si tratti di istanze personali, sociali o politiche.  In realtà veniamo influenzati ed agiamo anche in rete molto più inconsapevolmente di quanto ci piaccia ammettere. Ce lo dimostrano non solo i distratti like o RT ma ancor di più i Tweet ed i nostri messaggi più convinti. Quanta parte è davvero scambio consapevole e quanto invece è messa in atto di istinti narcisistici, erotici, aggressivi, ma anche di rigido o compiaciuto moralismo, di cui solo successivamente e solo in parte diveniamo consapevoli? Nulla di male e di nuovo in tutto ciò. Vale per Internet e per i social media quando Freud ci ha già insegnato oltre cent’anni fa: non siamo padroni della casa che abitiamo ed il poco, ma anche tanto, che possiamo fare è di diventarne consapevoli e fare spazio, tra l’Es ed il Super-Io, anche a quel po’ di Io che riusciamo a fatica a costruire. Forse così facendo riusciremo a costruire anche una casa più accogliente per tutti.

Anche e più che mai in rete galleggiamo su un oceano sconosciuto, ci incontriamo o scontriamo con altri inconsapevoli ed altrettanto illusi viaggiatori, come noi alla ricerca di una felicità personale, sociale o politica che ha spesso se non sempre le parvenze dell’utopia. Il viaggio si svolge a velocità accelerata nei social media ma i nostri riflessi sono ancora quelli forgiati dalla nostra antica storia (e preistoria). La meta è incerta e comunque altra rispetto ai nostri – infantili eppure così umani – desideri. Forse non guasta se nella turbolenta navigazione portiamo con noi una modesta consapevolezza e forse anche un po’ di gentilezza, come d’altro canto raccomandava uno che di relazioni sociali e di introspezione se ne intendeva un poco “sii gentile con tutti, ogni persona che incontri sta combattendo una dura battaglia” (Platone).

Giuliano Castigliego