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Cultura psicologica

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Psicologo di base o basi per una cultura psicologica?

È necessario lo psicologo di base? E a che cosa serve? Nel fritto misto del dibattito politico-culturale di questi giorni che ha mescolato in salsa moral-populistica conseguenze sociali e psicologiche della crisi, etica di suicidio ed omicidio, e conseguenze giuridiche di quest’ultimo, uno dei (pochi) aspetti positivi è stato quello di (ri)proporre l’utilità se non la necessità di un’assistenza psicologica per i cittadini.  Si è così tornato a parlare dello psicologo di base, tema peraltro di cui la comunità professionale degli psicologi  dibatte da almeno 10 anni.  In un’ intervista a “Il fatto quotidisno” del 28 aprile 2013, il medico (chirurgo di grande prestigio) nonchè ex-senatore e candidato sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha affermato che “i medici di base non hanno una preparazione specialistica per riconoscere e trattare adeguatamente un paziente colpito da depressione o da altre forme di disagio psichico e sociale”, che dunque “gli studi del medico di base devono diventare dei veri e propri centri di salute territoriale con la presenza dello psicologo almeno una volta alla settimana” per cui Marino ha suggerito “alle autorità competenti l’introduzione di nuovi strumenti come lo psicologo di base”. Il dottor  Torricelli  psicologo e psicoterapeuta, tra i fondatori e attuale presidente di altra psicologia,  ha colto la palla al balzo e confidando “che si profili finalmente la rivincita della Psicologia” ha proposto al Dott. Marino “di sostenere una proposta di legge organica che, conti alla mano, attivi ricorso ad interventi psicologici professionali ad integrazione supporto di quelli di medicina di base garantendo un risparmio cospicuo incalcolabile al servizio sanitario nazionale”. In realtà una petizione per l’istituzione dello psicologo di base c’è già petizionepubblica  ed esiste anche una   proposta di legge della Camera dei Deputati N. 3215 del 16 febbraio 2010  per l’istituzione appunto della figura professionale dello psicologo di base. Proposta peraltro che avrebbe per prima  essa stessa bisogno di un’ approfondita consulenza psicologica, dal momento che vi si possono leggere frasi quali le seguenti : “In una società “malata” e decadente come quella in cui viviamo che vede in particolare giovani dediti all’alcol alla cocaina o all’ectasy eccetera eccetera istituire lo psicologo di base significa contribuire alla prevenzione della depressione, dello stress e di altre moderne patologie che portano tra l’altro ai divorzi/omicidi alla devianza giovanile eccetera eccetera”. O ancora “si prevede pertanto l’obbligo per il medico di base di indirizzare i pazienti che denotano disturbi o problemi psichici a uno psicologo di base” il quale “è incaricato insieme con altre figure professionali di effettuare la diagnosi, di provvedere all’assistenza psicologica, posta a carico del servizio sanitario nazionale fatto salvo il pagamento di un ticket”. Naturalmente, come in ogni buona proposta di legge italiana non possono mancare relazioni e commissioni. Art 1, comma 2: “Ai fini del comma 1, gli psicologi di base sono tenuti a trasmettere ai competenti servizi del servizio sanitario nazionale, almeno ogni sei mesi, una relazione sull’attività di assistenza psicologica prestata”. Comma 3:” i servizi competenti del servizio sanitario nazionale esaminano le relazioni presentate ai sensi del comma 2 al fine di verificare controllare e valutare l’attività di assistenza psicologica”. Quanto poi alla programmazione delle risorse si fa, all’italiana, quel che si può. Art 6, comma 1:” All’attuazione delle disposizioni della presente legge si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali finanziarie disponibili a legislazione vigente.”

Urge consulenza psicologica per fare un po’ di chiarezza sul ruolo dello psicologo di base. Ci aiutano con una bellissima  video-intervista  due validissimi psicologi e psicoterapeuti: l’intervistatore é il Dott. Luca Mazzucchelli @psicologomilano , cui si devono tra l’altro ottimi contributi video che spaziano tra i più interessanti ed attuali ambiti psicologici e psicoterapeutici. L’intervistato è il Prof. Solano, docente di Psicosomatica alla Facoltà di Psicologia della Sapienza di Roma,  che da 10 anni sta conducendo un promettente studio sulla copresenza e collaborazione tra medico e psicologo nell’ambulatorio di base per il trattamento dei pazienti con disagio psicosociale – disagio che spesso si esprime in forma fisica. Come spiega il Prof. Solano nella video-intervista citata e in una più datata intervista al Fatto quotidiano del 6 ottobre 2010 “lo psicologo è presente una volta alla settimana nello studio medico e vede tutti i pazienti tranne quelli che fanno esplicita richiesta di essere visitati unicamente dal medico”. Per aver un’idea più concreta, ci dice il Prof Solano nella video-intervista, nell’arco dei 3 anni previsti di collaborazione medico-psicologo sono stati visti da quest’ultimo ca. 700 pazienti, dunque circa la metà degli assistiti di un medico di medicina generale (max. 1500). Un intervento significativo è stato fatto su circa 120 pazienti. Tra questi 120, solo una decina hanno avuto anche una serie di colloqui separati con lo psicologo (al massimo 10), una sorta dunque di consulenza lunga o psicoterapia breve, focalizzata su uno specifico problema. Di questi 10, circa 2-3 sono stati inviati ad un’assistenza psicologica di secondo livello, cioè agli specialisti del centro psicosociale territorialmente competente. Il Prof. Solano spiega inoltre che lo psicologo  di base, in sintonia anche con le aspettative dei medici, è chiamato più a risolvere problemi, che non a curare malattie. Gli psicologi, aggiunge ancora il Prof. Solano non dovrebbero “inseguire i medici sulla psicopatologia”, far loro concorrenza. Non ha infatti senso che cerchino di “diventare psichiatri che non posson dare farmaci”, dovrebbero anzi sottolineare la loro specifica impostazione diversa e complementare alla medicina per sviluppare le risorse di ogni individuo mettendosi così  al servizio di tutta la popolazione. La forma di copresenza ideata e condotta dal professor Solano è inoltre, come lui stesso correttamente riconoscere, solo una delle possibili forme di collaborazione tra medico e psicologo.

Io qui in Svizzera ho conosciuto ed apprezzato ad es. la forma della psicologia delegata, in cui il medico di base selezionava tra i propri pazienti quelli che lui riteneva necessitassero di una consulenza o di un trattamento psicologico che avveniva poi nel suo stesso studio ad opera appunto dello psicologo delegato.  Inoltre molti psichiatri svizzeri – la cui specializzazione è esplicitamente in psichiatria e psicoterapia  – e tra questi anch’io,  si avvalgono qui della collaborazione di psicologici psicoterapeuti per il trattamento di pazienti che necessitano prevalentemente o esclusivamente di psicoterapia. Un  modello analogo potrebbe essere di grande interesse anche per l’Italia. E sarebbe possibile tramite un’assicurazione privata supplementare per la consulenza  psicologica, la psicoterapia e la psichiatria.  Tutti sappiamo, anche se spesso non vogliamo ammetterlo, che le strutture deputate al trattamento dei disturbi psichiatrici in Italia sono estremamente sovraffollate e che a fatica e solo con grande sforzo degli operatori, riescono  a curare i pazienti psichiatrici gravi, mentre spesso non riescono a seguire quelli con disagio psichico minore, ma non per questo trascurabile. È inoltre a tutti noto che il rapporto terapeutico, importante in qualsiasi relazione medica, è ancora più decisivo nel caso della psicoterapia. Il terapeuta andrebbe dunque scelto, non imposto per legge.  Tutti gli studi hanno dimostrato che è proprio la relazione terapeutica ad essere decisiva per l’efficacia della terapia stessa e dunque per il superamento del disagio e/o della malattia. Perché allora non incentivare – tramite ad es. detassazione – una forma di assicurazione privata supplementare in cui ciascun cittadino possa scegliere liberamente lo psicologo, lo psicoterapeuta e/o psichiatra di fiducia, cui rivolgersi in caso di bisogno senza dover pagare cifre folli per ogni singola seduta? Già ora associazioni di psicologi e di medici propongono  facilitazioni e tariffe ridotte per persone meno abbienti o indigenti (ad es qui ). Nel caso di un’assicurazione privata supplementare si creerebbe inoltre un circolo virtuoso tra paziente psicoterapeuta e assicurazione in cui ciascuno dei tre ha il trasparente controllo dei costi e tutto l’interesse che gli altri due si comportino in maniera corretta e professionalmente competente. Lo Stato avrebbe in questo caso solo una funzione di controllo preliminare delle competenze degli psicoterapeuti, così come avviene per qualsiasi altra categoria professionale. Conosco bene le obiezioni. Prima tra tutte appunto il profitto , ritenuto da molti la fonte di ogni male nella sanità, come recentemente tuonava anche il pur encomiabile Gino Strada. Esercitando la mia attività libero-professionale di psichiatra e psicoterapeuta in Svizzera non posso fare a meno della remunerazione che, secondo tariffe ufficialmente concordate, mi viene riconosciuta dal paziente (10%) e dalla sua cassa malati (90%) per ogni mia prestazione. Il riconoscimento finanziario è indubbiamente uno stimolo – e Freud l’ha riconosciuto ed istituzionalizzato facendosi pagare in contanti dai suoi analizzandi – insieme all’ambizione professionale ed al desiderio di aiutare gli altri (indispensabile in ogni professione sociale ed ancor più sanitaria).  Ma non è affatto il profitto a nuocere al sistema sanitario. Sono in Italia piuttosto la speculazione e la corruzione, alimentate e sostenute da un sistema privato-pubblico solo falsamente alternativo ma che in realtà è tutto a carico dello Stato e dunque in definitiva di noi cittadini. Che ci troviamo a dover attendere mesi per un Risonanza Magnetica e dobbiamo poi ricorrere alle amicizie o al pagamento del servizio privato per avere in tempi accettabili quello che ci spetta.  Non posso qui dilungarmi.

Torno invece al tema di partenza  per riassumere e precisare funzioni e scopi di un servizio utile e necessario ma che meglio sarebbe secondo me chiamare di consulenza psicologica.

Non si tratta innanzitutto di sancire nessuna rivincita della psicologia sulla medicina o altro. Non è una partita di calcio. Ma una collaborazione tra saperi e scienze diversi e complementari nell’interesse del paziente, che non è territorio di spartizione o di conquista  ma persona da incontrare ed aiutare nella sua interezza.

Non si tratta nemmeno di supplire alle presunte  incompetenze dei medici di medicina generale. I quali, con buona pace del professor Marino – che peraltro stimo moltissimo – ,  sono assolutamente in grado di riconoscere e trattare un paziente con depressione od altre forme di disagio psichico – anche perché i medici ne portano la responsabilità legale. Nel caso in cui il medico non riconosca un disturbo psichico o la pericolosità per sè o per gli altri di un paziente e ciò comporti danni gravi per il pz od altri è il medico a doverne – giustamente – risponderne davanti al magistrato. Va piuttosto migliorata la formazione non solo psichiatrica ma anche psicologica dei medici di medicina generale così come il loro aggiornamento. I gruppi Balint sono ad esempio un ottimo (ed economico) strumento per migliorare la sensibilità psicologica dei terapeuti e perfezionare la loro capacità di riconoscere e far fronte al disagio psichico del paziente.

Ben venga dunque, ben formalizzata ed adeguatamente finanziata, – magari con i soldi derivanti da tagli a servizi, reparti ed ospedali che servono solo al bel nome di primari e politici –  la consulenza dello/a psicologo/a  – perchè sempre solo il maschile? – che, nello studio e con la collaborazione del medico di medicina generale, ha – come ha magistralmente illustrato il professor Solano – prevalentemente il compito di riconoscere il disagio del paziente,  focalizzare i problemi ed aiutare il paziente a risolverli o ad accedere a terapie specialistiche.

Proprio nell’ottica di favorire l’accesso ai servizi di consulenza psicologica psicoterapia e di trattamento psichiatrico, sarebbe, come dicevo, estremamente opportuno, secondo me, incentivare assicurazioni private supplementari per le cure psicologico-psichiatriche.

Interessanti opportunità possono inoltre  sorgere dalla nascente consulenza psicologica e dalla psicoterapia on-line, cui la nostra associazione ha recentemente dedicato un breve convegno

Non si tratta dunque di imporre burocraticamente nuove figure  professionali quanto piuttosto di favorire il più possibile, tramite molteplici modalità e svariati percorsi  – come suggerisce anche l’OMS – , l’accesso alla consulenza psicologica, alla psicoterapia e, per i disturbi che lo richiedono, al trattamento psichiatrico.

Serve dunque, prima di tutto, favorire ed incrementare nel nostro paese, estremamente arretrato anche in questo campo, una cultura psicologica e psicoterapeutica il più possibile integrativa, fondata sulla collaborazione tra scienze diverse e complementari, naturali ed umane. Si tratta inoltre di  intendere il rapporto terapeutico ed il rapporto umano in generale, secondo principi di rispetto, tolleranza ed empatia che provengono dalla tradizione umanistica e sono stati elaborati in senso scientifico da diversi orientamenti psicologici e psicoterapeutici.

Questi sono anche gli scopi dell’associazione cui appartengo, uma.na.mente, non a caso costituita da medici di medicina generale, psichiatri, psicologi/ghe e psicoterapeuti, docenti, scrittrici…

Giuliano Castigliego