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Deliri (di persecuzione e di guerra)

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Da giovane studente di psichiatria (ahimè molti anni orsono) ho dovuto/potuto imparare nella voluminosa Psicopatologia generale del filosofo e psichiatra Jaspers che una convinzione viene definita delirante – da delirare,  che come si sa deriva dal latino lira, “solco”, ed indica originariamente l’andar fuori dal solco dell’aratro –  quando e solo quando possiede queste tre caratteristiche

certezza (viene sostenuta con assoluta convinzione)

incorreggibilità (non viene corretta di fronte a contro-argomentazioni o prove del contrario)

impossibilità o falsità del contenuto (non è plausibile, è bizzarra o palesemente falsa)

Ora, mi sembra che una convinzione siffatta si aggiri tragi-comicamente in questi giorni in alcuni ambienti della politica italiana. È vero che bisogna andar cauti a mescolar la psichiatria con la politica – anche se la politica o meglio alcuni politici, nessuna parte esclusa, avrebbero un gran bisogno di psichiatria e psicoterapia. Ma un sano esame di realtà, soprattutto nel nostro paese, aduso agli infingimenti, alle dissimulazioni ed alle negazioni della stessa, è quanto mai utile. Se allora, non dico il solito marziano, ma più banalmente uno sconosciuto cittadino di Lugano capitasse per sua sfortuna sull’attuale scena politica italiana, non avrebbe dubbi a sostenere che la seguente convinzione “Silvio Berlusconi è una vittima del sistema giudiziario italiano paragonabile a Nelson Mandela, e in quanto tale e in quanto capo di uno dei principali partiti italiani non è tenuto a scontare la pena (tramutata negli arresti domiciliari) che due regolari processi hanno sancito e la Cassazione, supremo grado  delle istituzioni giudiziarie italiane, ha recentemente confermato, ma deve esserne invece liberato/graziato (pena lo scoppio di una guerra civile in Italia)” che tale convinzione – dicevo – soddisfa pienamente i 3 già citati criteri jaspersiani di delirio.

Che tale affermazione venga formulata dallo stesso Berlusconi si può psicopatologicamente e jaspersianamente comprendere, anche molto bene in ragione dei tratti di carattere narcisistici da lui più volte dimostrati. Che egli, sentendosi unto dal Signore, “tecnicamente immortale” (Scapagnini), artefice di una incredibile serie di miracoli finanziari e politici, ritenga di non poter essere giudicato da giudici umani, mortali (e per di più comunisti) si può appunto immaginare. Che i suoi figli lo sostengano in questo si può forse (?) umanamente comprendere.

Quando tuttavia a fare la suddetta affermazione sono i vertici di un partito politico che è stato al governo per 20 anni e lo è tutt’ora, sono altri ambiti della psicopatologia a dover essere attentamente presi in considerazione. Si può innanzitutto immaginare che i legami di dipendenza finanziaria, psicologica e di potere che B. è riuscito a creare inducano nei “suoi” onorevoli, consciamente ma  anche inconsciamente!, una reazione spontanea di identificazione non solo con la sua persona ma anche con le sue stesse affermazioni, indipendentemente dal loro grado di realtà. E muovano dunque in loro l’istinto di farle proprie quali esse siano (Ruby è la nipote di Mubarak) e di difendere il leader che le esprime a qualunque costo. È la vecchia dinamica della dipendenza, (o meglio di un hegeliano rapporto signoria-servitù, come la vicenda delle olgettine ha dimostrato) rivestita dei nuovi panni edonistico-consumistici. Ma credo che altri ambiti psicopatologici meritino di essere scandagliati: la polarizzazione paranoica tra suoi amici e sostenitori buoni ed avversari comunisti cattivi, l’abbagliante fascino narcisistico in cui avvolge gli altri oltre che sè stesso , la raffinata capacità di far giocare gli avversari un contro l’altro. Tutti questi ed altri fattori che Berlusconi ha introdotto nella politica italiana sulle macerie della 1 Repubblica e a fronte di un’autonoma autodistruttiva rissosità della sinistra italiana (che in quanto “causa del suo mal” non può che “pianger sè” stessa) hanno verosimilmente indotto nei “suoi” onorevoli ed in particolare in quelli che gli sono più vicini una vera e propria alterata  percezione della stessa realtà, sempre più impercettibilmente filtrata ed impregnata dal modo di pensare e di sentire di Berlusconi. Il resto l’ha fatto credo una politica in generale sempre più presa dai privilegi di casta e sempre più lontana dai reali bisogni della società italiana.

Sono convinto che gli stessi 9 milioni di elettori di Berlusconi e  certamente la grande maggioranza degli italiani viva in un clima psicopatologico e soprattutto esistenziale molto diverso, tragicamente segnato da una crisi finanziaria ma anche politica ed istituzionale che toglie speranza ai giovani e dignità a tutti. Credo che nessuno sia sinceramente interessato ad una guerra civile – l’esasperazione più assurda della polarizzazione di cui dicevo – e in fondo nemmeno alle vicende giudiziarie di un evasore miliardario.

La psichiatria insegna che è impossibile e dunque insensato cercare di convincere con argomenti razionali chi delira. Chi è vicino a Berlusconi deve scegliere se fare (finalmente) un esame di realtà o farsi definitivamente trascinare nel delirio. Per tutto il resto ci sono le leggi, che vanno applicate a tutti i cittadini italiani. Se l’attuale governo avesse ancora l’improbabile sostegno di un PDL finalmente capace di rendersi adulto/autonomo da un padre perversamente incapace di accettare la legge, dovrebbe a mio avviso finalmente governare e fare il minimo che aveva promesso, prima di tutto  la nuova legge elettorale. Se si dovesse andare subito a nuove elezioni, purtroppo con il Porcellum, saremo noi italiani a dover fare la scelta tra i candidati rimasti in lista. Speriamo di saperlo fare all’insegna di un adeguato esame di realtà e di un agire adulto, assumendoci le conseguenze dei nostri atti e delle nostre parole, senza delegare ad improbabili maghi/guru/salvatori della patria responsabilità che sono e rimangono nostre.

Giuliano Castigliego